Oggi ho acquistato le piantine (). Ho inserito una di hemianthus callitrichoides (divisa in più parti) ed una cabomba "vietnamita" (furcàta?). Questa è solo temporanea, secondo me non c'entra nulla con il layout, ma mi aiuterà in una fase iniziale in cui il sistema deve "partire" ed ho un bisogno disperato di piante che crescano velocemente e competano con l'eventuale formazione di alghette.
(L'acqua è un pò torbida perchè la foto è stata scattata subito dopo la piantumazione)
Qualche giorno fa non ho saputo resistere alla tentazione di acquistare il mio primo cubo. Per andare sul classico si tratta del Wave 25, fornito in dotazione con filtro Niagara 190 (portata pompa: 190l/h) e plafonierina Solaris da 9 watt. La vasca è carina, misura 25x25x30 ed i vetri frontali sono arrotondati.
Al momento dell'acquisto ho chiesto al negoziante la cortesia di sotituire la lampada con la Solaris da 18 watt che la Wave rilascia con il Cube 30.Caratteristica di non poco conto è la temperatura di colore: 6500 kelvin, ottimale per la maggior parte delle piante acquatiche tropicali. Mi lascia perplessa il fatto che gli attacchi della plafoniera e le viti sono di una plastica abbastanza scarsa e sottile.
Veniamo al filtro Niagara: si appende all'esterno della vasca, da un lato la pompa pesca l'acqua, dall'altro un'apertura "a scivolo" ne consente la fuoriscita generando un effetto "a cascata". Nei due scomparti del filtro è inserita la spugna nera per l'insediamento dei batteri, la stessa funzione di filtraggio biologico può ottenersi sostituendola con i classici cannolicchi in ceramica o similari; nel secondo vano c'è una cartuccia rivestita con lana di perlon lateralmente e caricata con carbone attivo.
Cercando qui e là su internet, le opinioni degli hobbisti su questo filtro sono abbastanza concordi nel ritenerlo rumoroso, in alcuni casi troppo rumoroso; non c'era da aspettarsi che l'effetto cascata fosse dotato di silenziatore, ma il problema sembra risiedere più che altro nella pompa che vibrando farebbe sbattere il coperchio del filtro, il quale è soltanto appoggiato sullo stesso, e non fissato. Una soluzione potrebbe essere ricorrere ad una qualche forma di "ammortizzatore"; mentre semplicemente rialzando la colonna d'acqua anche il getto sarà meno fastidioso. A parte le diffuse lamentele (ho trovato dichiarazioni sconcertanti di questo tipo: "Il filtro niagara non è compatibile con il mondo esterno... una delle mie gatte ha scoperto come togliere il coperchio e lo usa come fontanella." ), per quanto riguarda la mia personalissima esperienza non riscontro allo stato attuale alcun rumore, e la vasca si trova in camera da letto!
Veniamo adesso all'allestimento.
Da troppo tempo ormai osservo incantata la magnifiche vasche che ogni anno vengono presentate agli AGA (http://showcase.aquatic-gardeners.org/2007.cgi) ed ADA (http://www.adaeuro.com/gallery.asp?g_id=11) contest.
Gli Iwagumi e le vasche di filosofia giapponese in generale esercitano a mio parere un fascino sobrio, ma potente allo stesso tempo. Una sobrietà dietro la quale c'è invece molto studio e tecnica, niente è casuale o per meglio dire si progetta ciò che poi sembrerà casuale, e quindi naturale, ma non è mai nè l'uno nè l'altro. Proprio come accade nei giardini giapponesi; al riguardo ho anche avuto di recente uno scambio di opinioni con mia madre che effettivamente mi suggeriva come spesso i giapponesi abbiano un'approccio con la natura quasi violento, non per niente i bonsai (che sono davvero una forzatura della natura) li hanno inventati loro! Ma questo è un discorso troppo lungo..
Non posso negare che probabilmente poco senso ha riprodurre in acquario un fiume che passa tra le rocce, un'isola, una catena montuosa, radici di alberi contornate dal sottobosco etc., all'inizio infatti proprio non mi aggradava ricostruire nel "sommerso" dei quattro vetri della vasca un paesaggio, o uno scorcio naturale "emerso", queste potrebbero cose da pittori, stare nei quadri, non so se mi sono spiegata.
In realtà non ho propriamente cambiato idea su questo, ad esempio per me gli acquari biotopo rappresentano ancora la forma più bella di acquariofilia, una sorta di acquariofilia "ecologica" per lo studio di tipo scientifico che richiedono nel dedicarsi ad una particolare ed unica al mondo porzione di natura. E' soltanto che prima o poi ci sarei comunque passata da questa fase "zen" o comunque si voglia chiamarla, ed è comunque una tappa che sicuramente mi costringerà ad attenzionare cose dalle quali imparerò.
Spulciando un pò in giro mi sono imbattuta in questa vasca, presentata all' AGA Aquascaping Contest nel 2007, categoria Small (http://showcase.aquatic-gardeners.org/2007.cgi?&op=showcase&category=0&vol=0&id=84):
Mi è piaciuta moltissimo, ed ho quindi cominciato a pensare a come mettere su il nuovo acquarietto ispirandomi a questo "paesaggio sommerso".
In un primo momento avevo pensato di usare come substrato Ada Aquasoil Amazonia. Perchè? Beh, perchè ne avevo sentito dire meraviglie. Questo substrato è prodotto a partire da terre nere ricche di sostanze organiche, è una terra ben nutrita insomma (dal sito Ada Europe: " ricrea un paesaggio con un substrato fertile come quello delle foreste tropicali pluviali del Sud America").
Premetto che nell'allestimento di questa vasca mi sono stati di enorme aiuto i consigli del mio negoziante, (unico rivenditore ADA qui a Catania) che ringrazio per la pazienza ed ammiro per la dedizione che ha e che trasmette; è stato proprio lui a sconsigliarmi questo prodotto (visto che per la prima volta ho un approccio con queste terre), che a detta di molti determina proliferare di filamentose ed è talmente tanto "carico" da invitare a banchetto non solo le piante introdotte dall'hobbista, ma ovviamente anche le alghe, oltre al fatto che assorbe molti carbonati ed abbassa quindi kh e ph. Sono stata dirottata su un fondo più facilmente gestibile, e cioè l' Aqua Soil Malaya, al quale ho associato delle sfere di argilla della JBL. Per ottenere l'illusione del ruscello ho acquistato invece ADA Bright Sand (sabbia naturale di fiume).
Purtroppo il giorno dell'allestimento non avevo la macchina fotografica disponibile, posso quindi mostrare solo gli scatti a lavoro ultimato. In ogni caso ho seguito questi passaggi:
ho scelto rocce laviche di dimensione adatta. L'iwagumi è propriamente formato da 3 rocce, o comunque in numero dispari: nel mio caso 5.
Le rocce non dovevano essere troppo nere per non fare eccessivo contrasto con la sabbia, ma nemmeno troppo marroni perchè non avrebbero spiccato sul Malaya, ne ho quindi selezionate alcune nere ma con striature marroni. Una più grande che avesse una certa pendenza da direzionare verso il centro della vasca, e le altre più piccole ma frastagliate a sufficienza per non dare "appiattimento". Le ho sciacquate sotto acqua corrente e contemporaneamente spazzolate, le ho messe a bollire per circa 3 ore, cambiando 2 volte l'acqua nella pentola, poi le ho di nuovo spazzolate
ho steso sul fondo vasca un tappetino di gomma inerte, che tra l'altro è fornito con la vasca stessa; pensavo di poggiarci sopra le rocce e poi contornarle con il substrato ma mi è stato impossibile trovare rocce così alte e strette allo stesso tempo! Quindi le rocce sono semplicemente appoggiate sul fondo, ed il tappetino mi è servito praticamente solo per fare spessore! ( e comunque evita anche graffi che la sabbia compressa sul vetro di sotto potrebbe fare)
ho fatto a pezzettini (piccoli, ma non sabbia) le sferette di argilla con un pestello e le ho sistemate sui due lati lasciando vuoto il centro
ho sciacquato un pò di Bright Sand in un secchio cambiando più volte l'acqua di scolo finchè la stessa non usciva pulita. Non ho sciacquato il Malaya (la stessa casa produttrice consiglia di procedere in questo modo)
ho ottenuto da uno scatolo due strisce di cartone che ho modellato dando la forma di due C che ho posizionato in vasca "schiena contro schiena", ho versato sui due lati il Malaya e al centro la sabbia sistemando di tanto in tanto il fondo (a mani nude...ma ho molto sentito la mancanza di una spazzolina, queste sabbie sono molto delicate ed impalpabili, è un'impresa accomodarle così) in maniera tale da ottenere circa di 2 cm di spessore davanti e fino ad 8 cm nella zona centrale mentre dietro il fondo si abbassa un altro pò, circa 6-7 cm)
alla fine ho tolto i cartoni e voilà i "corridoi" sono rimasti separati, niente si è mischiato con niente, come da aspettativa (pagamento di tempo e pazienza impiegati..)
ho provato varie rocce, (anche se me ne servivano solo 5 ne ho raccolte una decina per essere sicura di trovarne di adatte), ho fatto delle prove prima su un foglio di cartoncino, poi in vasca stessa, e qui l'attenzione deve essere massima nel non spostare nè pestare nemmeno un granello altrimenti tutta la faticaccia della separazione certosina va a farsi un bagno! (è proprio il caso di dirlo..)
ho montato la plafoniera e poi sistemato il filtro, che ho caricato con Wave Glax Stone (vetro sinterizzato) per metà e spugna nell'altra metà, ed anche su consiglio del negoziante ho mantenuto la cartuccia con il carbone, almeno in questa fase iniziale in cui non fertilizzo e non c'è rischio che il carbone assorba i fertilizzanti e li sprechi (ma forse lo terrò comunque cambiandolo di tanto in tanto)
ho riempito 50% acqua di rubinetto e 50% acqua RO (massima attenzione anche qui, persino usando il classico piatto la sabbia se ne volava dove non doveva, quindi ho immesso quantità minime d'acqua con un bicchiere di plastica...)
ho inserito 5 ml di JBL Denitrol (piccolo aiutino batterico per il sistema) aiutandomi con una siringa, ed ogni giorno per la prima settimana ripeto l'operazione
dopo circa 4 ore e mezza l'allestimento è ultimato, mancano le piante che andrò a prendere settimana prossima (nel frattempo il filtro lavora, e le luci stanno spente!)
(Mi scuso per la pessima qualità delle foto: imparare a fotografare l'acquario è una cosa che prima o poi dovrò fare!)
COSE A CUI HO FATTO RIFERIMENTO NELL'ARTICOLO:
Cos'è un Iwagumi?
E' un modo di disposizione delle rocce nei giardini giapponesi tradizionali. In acquariofilia indica un acquario costituito da sole rocce generalmente in gruppi di tre o comunque in numero dispari (si possono quindi avere più Iwagumi cioè insiemi di rocce nella stessa vasca).
I gruppi rocciosi sono spesso contornati da fitti "pratini" ed il posizionamento delle rocce stesse è studiato in modo tale da combattere la sterilità del paesaggio con opportuni accorgimenti nel posizionamento degli oggetti, al fine di trasmettere un'idea di calma ed armonia.
Dal sito Aquagarden (www.aquagarden.it) (testo di Takashi Amano): " Nonostante il paesaggio creato nell’allestimento non esista in concreto, la sua visione suscita interesse in coloro che lo ammirano quale manifestazione “simbolica” della natura. Anche se la composizione di un allestimento Iwagumi è semplice, non si può realizzare un Iwagumi dall’aspetto naturale senza considerare seriamente l’equilibrio tra dimensioni, posizione, angolatura e orientamento delle rocce. Tre rocce di dimensioni diverse – grande, media e piccola – vengono posizionate per formare un gruppo. Un fattore importante da tenere in mente a questo punto è il flusso dell’acqua. Mantenendo un orientamento uniforme sarà possibile ricreare l’effetto della forza della corrente di un fiume in un allestimento Iwagumi. Al contrario, se le rocce hanno degli orientamenti scorretti, sarà difficile percepire il flusso dell’acqua e l’allestimento risulterà poco naturale. Questo concetto non è semplice da spiegare con le parole, ma è possibile intuirlo osservando attentamente le rocce in un fiume vero. Il design classico della disposizione di piante consiste nella scelta di specie basse per evidenziare la presenza delle rocce: Glossostigma elatinoides, Riccia fluitans, Eleocharis sp. ed Echinodorus tenellus sono le piante utilizzate di solito per dare una buona prospettiva al layout e la loro combinazione può diversificare più o meno il layout generale."
Dal sito VersOriente (www.versoriente.net): "Il giardino è una delle forme d'arte più importanti della cultura giapponese, e riflette la particolare visione dell'uomo giapponese ed il suo rapporto con la natura fin dai tempi più remoti. La bellezza del giardino giapponese è posta nell'aria di incanto e serenità, e nell'armonia con la natura. Non si può considerare però il giardino come una mera rappresentazione della natura, ma piuttosto come una sintesi ed una idealizzazione della stessa. Gli Iwagumi sono l'elemento principale del giardino giapponese. La stessa natura montuosa del Giappone ha sempre creato un legame tra gli artisti e la terra."
Sette Sfere JBL: si tratta di sfere di argilla che contengono ferro e minerali sotto una forma facilmente assimibile dalle radici delle piante, e priva di fosfato e nitrato. L'argilla è un materiale molto utilizzato dalle case produttrici di fondi per acquario, come integratore per lo start up,mischiata ad altri elementi. Ciò perchè essa ha la caratteristica di assorbire dall'acqua molti elementi importanti per il nutrimento delle piante acquatiche. In pratica, le singole particelle di argilla hanno carica negativa al loro interno, questo significa che il guscio esterno è in grado di catturare i nutrienti per le piante costituiti da cationi con carica positiva, cioè da atomi o gruppi di atomi con carica elettrica positiva. Il fatto che questi nutrienti restino legati all'interno del terriccio inoltre evita che finiscano nella colonna d'acqua. L'area superficiale dell'argilla è inoltre 10.000 volte superiore a quella della sabbia, quindi ha più capacità di legare i nutrienti rispetto la sabbia. (Fonte: Ecologia dell'acquario di piante - Diana Walstad)
RIEPILOGO COSTI:
Wave Cube 25 54 euro (cambio plafoniera 64 euro) Aqua Soil Malaya 9 L 16 euro Bright Sand 9 L 25 euro JBL Denitrol 14 euro JBL Settesfere 6 euro
Dopo il lungo periodo di assenza, tra poco aggiornerò il blog (ma c'è qualcuno che lo legge? chissà..). Vorrei comunque ringraziare Patrik (http://www.ptkweb.it/) ed il suo sito per avere permesso la diffusione di questo link nei principali motori di ricerca.
Per quanto riguarda il 30 litri oggetto dei precedenti post purtroppo le notizie non sono buone. La vasca è attualmente in sfacelo. Sfacelo procurato dal fatto che a causa della rottura del vetro anteriore (ed annesso allegamento della stanza!! 350 litri d'acqua...) di un'altra vasca in cui ospitavo alcuni ciclidi Malawi (coppia di julidochromis ornatus), i pescetti in questione sono stati trasferiti nel piccolo.
Manco a dirlo nel giro di una settimana si sono organizzati con scavi e gallerie a plurimo ingresso, degne di eguagliare le abilità ingegneristiche della metropolitana parigina!! Risultato? Ovviamente morte delle principali piante acquatiche che continuamente venivano sradicate. Io d'altra parte non mi sono sentita di disturbarli più di tanto e li ho dovuti lasciar fare, se sono in quello spazietto per loro minuscolo è colpa mia!
Adesso, nell'attesa di sostituire la vasca Malawi, mi sono anche dedicata all'allestimento di un piccolo cubetto e non appena l'articolo sarà pronto e corredato di foto posterò il tutto.
Non sono affatto contenta della situazione: essendo in pieno picco dei nitriti la vasca è ora popolata da alghe verdi a pennello un pò ovunque e alghe marroni sui vetri. La luce è accesa per 8 ore giornaliere. Le alghette che crescono sulla glosso hanno già fatto deperire qualche fogliolina.
Tutto questo potrebbe essere normale, ma la cosa che capisco meno è quello che succede alla didiplis: le piantine sono cresciute emettendo molte radici, ma le foglie che ora si trovano più vicino alla luce hanno iniziato ad assumere un colore rossastro, ma non uniforme, a chiazze, e dopo sono morte. Foto appena possibile.
Ieri è stata aggiunta la terza plafoniera (appena posso posto le foto), interamente autocostruita almeno momentaneamente. Le 860 sono introvabili qui a Catania, mi sono dovuta accontentare delle 840. :-( In ogni caso, la didiplis ha una serie di nuove foglioline, e parecchie nuove radici, stessa cosa dicasi per la eleocharis che evidentemente in questo allestimento rispetto al precedente ha trovato condizioni più favorevoli.
La glosso stolona come al solito, ma mi sembra ancora un pò spenta o forse sono io che durante quei lunghi silenzi in cui mi chiudo mentre guardo ogni particolare della vasca devo per forza trovarci dei difetti!
In ogni caso alcuni errori mi sono già evidenti e cioè che avrei dovuto mettere più fondo, soprattutto dietro e sui lati, questo perchè la vasca altrimenti sembra "piatta" e in questo modo tra l'altro avrei anche diminuito l'altezza della colonna d'acqua ed avvicinato maggiormente le piante alla luce. E poi sto pensando all'eventualità di inserire una qualche pianta alta dietro la didiplis, ma quale?
Per prima cosa, nel primo pomeriggio sono salita sull'Etna, località Milo, dove il giorno precedente grazie alla recente eruzione - che si è caratterizzata per fontane di lava alte fino a 600 metri..!! - si era riversata la nube piroclastica ed era caduta molta cenere. Sono poi ulteriormente salita, direzione rifugio Sapienza. Non ho fatto foto ma il paesaggio e le rocce sono qualcosa di molto simile a questo:
Ho raccolto un sacchetto abbondante di sabbia vulcanica e rocce di varie forma e dimensione.
Tornata a casa ho svuotato la vasca e l'ho ripulita dalle incrostazioni calcaree, anche se alcune non andranno via mai...
Ho sciaquato la sabbia vulcanica utilizzando una vaschetta che riempivo e svuotavo più volte, finchè l'acqua non è diventata cristallina. Nel frattempo ho messo a bollire le rocce, e poi le ho sciacquate.
Ho posto la vasca su un supporto di legno e montato sul tavolo le due global Ikea che avevo utilizzato anche nei precedenti allestimenti, dopo aver sostituito le lampade in dotazione con delle osram dulux 840. Sto cercando di procurare le 860, ed una terza plafoniera poichè dubito che gli 0,7 w/l attuali siano sufficienti, non tanto per il pratino di glossostigma che con quel vattaggio mi è sempre cresciuto senza problemi, quanto più che altro per l'eleocharis e la didiplis.
Sono poi passata dal negozio a prendere l'acqua, ed ho acquistato 2 piantine di didiplis, 3 di glosso e 2 di eleocharis; purtroppo mi sono dovuta accontentare di quello che ho trovato, e soprattutto sull'eleocharis ho molti timori, visto che con questa pianta non riesco proprio a capirmi!!
Premetto che l'allestimento è avvenuto nel caos totale, perchè la vasca si trova a casa del mio fidanzato e mentre allestivo un nutrito gruppo di amici mi giravano intorno pretendendo tra l'altro di mettere le mani in vasca e dare suggerimenti di dubbio interesse e/o fattibilità!! :-) Alla fine però è stata una divertente esperienza di allestimento "partecipato".
Per prima cosa ho versato tutta la sabbia sul fondo in modo da renderlo più alto dietro e più basso davanti per garantire il rispetto della ormai nota regola "prospettica". Per questo allestimento non ho utilizzato alcun fondo fertile, cosa che tutt'ora mi desta molta preoccupazione; ho soltanto aggiunto una Nutri Fin 60 della Anubias, che è una capsula rivestita di una pellicola che dovrebbe garantire un rilascio graduale dei nutrienti contenuti all'interno.
La scelta ed il posizionamento delle rocce mi ha portato via meno tempo del previsto, ho subito individuato le forme che mi interessavano e nella mia mente il tutto cominciava a "strutturarsi".
Ho riempito la vasca per un terzo circa, ho sciacquato le piante sotto acqua corrente eliminando foglie morte e tagliuzzando qualche radice sulla punta, e finalmente, ho iniziato a piantumare, già terrorizzata all'idea di dover piantumare su un terreno che non solo è molto grossolano, ma anche molto leggero, al punto che alcune pietruzze laviche addirittura galleggiavano! Ho fatto il possibile, e più volte ho dovuto inserire nuovamente le varie piantine che si staccavano, a volte con l'ausilio di una pinzetta ma principalmente a mani nude.
Questo tipo di graniglia lavica può dar problemi alle piante se non riescono a radicarsi bene, però secondo me può essere positivo proprio perchè non soffoca le radici, a differenza della sabbia.
Le due didiplis sono state posizionate sul fondo, ai lati, nella speranza di ottenere due bei "cuscinetti", la eleocharis tutto intorno la parte davanti delle rocce, come a delimitare una "stradina" immaginaria, la glosso ovviamente un pò dappertutto.
Il filtro è un Duetto dell'Aquarium System, è nuovo quindi non so ancora come si comporterà. E' caricato con due spugne e con pietre di vetro sinterizzato, anche questo materiale è la prima volta che lo utilizzo, quindi vedremo.
Il giorno seguente ho procurato tutto l'occorrente per preparare l'impianto di co2 artigianale. Mi ha molto aiutata questo articolo. In sostanza basta procurarsi: un deflussore per flebo, che si acquista in farmacia al prezzo di 0,50 cent. e che è costituito dal "tubicino" da flebo con in più il contagocce (che ho usato come contabolle, semplicemente rovesciandolo rispetto quello che sarebbe il suo utilizzo con la flebo) e il regolatore; una bottiglietta per bibite gassate (ad esempio quella della Coca Cola) da mezzo litro; una pietra porosa; una valvola di non ritorno che ho comprato al negozio di acquari, a poco prezzo (intorno ad 1 euro).
Per la costruzione rimando all'articolo linkato, comunque è molto intuitiva. Non bisogna dimenticarsi di riempire il contabolle a metà con dell'acqua.
Una volta terminata la costruzione e inserita la porosa in acqua dietro una delle didiplis, ho dovuto attendere circa 40 minuti per vedere le prime bolle perchè anche se il processo di fermentazione alcolica inizia praticamente subito la bottiglia deve prima andare in pressione.
Sono consapevole del fatto che questo tipo di impianto praticamente non consente la regolazione della co2 che si immette in acqua, infatti nonostante abbia praticamente strozzato il tubicino con il regolatore, le bolle al minuto sono ancora troppe! Confido che diminuiscano appena il lievito avrà consumato più zucchero. D'altra parte acquistare l'impianto a bombola o peggio quello ad elettrolisi mi sembra davvero uno spreco per una vaschetta così piccola!
Allo stato attuale restano ancora molte perplessità: 1) non è presente fondo fertile, e il vero e proprio programma di fertilizzazione non ho intenzione di iniziarlo prima di un mese 2) a 3 giorni dall'allestimento le piante mi sembrano spente, non vedo molte bollicine, solo sporadicamente su glosso e didiplis, mentre l'eleocharis sembra guardarmi minacciosa...3) c'è il problema delle luci, se non aggiungo al più presto la terza e non cambio le lampade prevedo un deperimento delle piante rapido ed inesorabile...
Anche se è inutile misurare i valori adesso, non ho resistito...il giorno seguente l'allestimento l'acqua misurava 4 KH e 7,5 PH; il mio obiettivo è portare il ph a 6 - 6,5. Riusciranno i nostri?